Anche i libri camminano, fanno percorsi strani per arrivare nelle nostre mani, entrano in circolo nelle maniere più impensate. Il Festivaletteratura in occasione del suo decimo anniversario, proprio riflettendo su questo concetto, ha lanciato l’iniziativa “Qui comincia la lettura”.
Desidero raccontarvi (ovviamente mi piacerebbe che voi facesse altrettanto) come sia giunto nelle mie mani l’ultimo libro che ho letto. Vi presento così Dottor Jekill e Signor Hyde, che ho conosciuto grazie a un ragazzo poco entusiasta per l’ennesima lettura assegnatagli al liceo. Per mia sventura quel giorno non ho potuto fare del mio meglio per entusiasmarlo: conoscevo la storia, ma non il libro. Alla fine presa più dalla curiosità che dai sensi di colpa, complice un’offerta di alcuni titoli in libreria, ho portato a casa questo testo…
Se Narciso avesse dato retta a Eco (ma poi come poteva? il loro dialogo è l’esatta riproduzione dell’incomunicabilità matrimoniale messa in scena da Sandra Mondaini e Raimondo Vianello!), probabilmente Carmen Consoli avrebbe avuto qualche difficoltà ad associare parole di burro a un nome pertinente e i francesi avrebbero fatto qualche fatica in più a reperire informazioni economico-finanziarie!
Ma Narciso si specchiò ed Eco pian piano sparì. Ci pensò Poussin a immortalarli insieme prima della definitiva separazione.
Curioso, per inciso, che della Ninfa restino rappresentazioni, mentre della sua essenza, l’eco vero e proprio, esista un’unica immagine: Eco in Natura dello scultore Angelo Cottone.
Narciso si specchiò, Eco sparì e l’uomo iniziò a interrogarsi se fosse lecito o meno perseguire la completezza dell’Io.
Per eroi, eroine, prescelti e supereroi (da Alice a Neo della trilogia Matrix ) attraversare lo specchio e restare incolumi è d’obbligo! L’eroe negativo percorre invece la strada tracciata da Narciso quando insegna che questa ricerca si esaurisce solo con la morte: Nunc duo concordes anima moriemur in una (Ovidio, Metamorfosi, III, 473). Questa la sorte di Dorian Gray.
Dottor Jekill, conscio che l’uomo non è in verità unico, ma duplice [...] un miscuglio di bene e di male (Stevenson R. L., Lo strano caso del Dottor Jekill e del Signor Hyde, BUR, Milano 2009, p.110 e 115), si adoperò per dissociare questi due poli.
“A quel tempo non esisteva specchio nel mio gabinetto; quello che mi sta davanti mentre scrivo è stato portato qua dentro più tardi e proprio perché potessi studiarvi le mie metamorfosi” (Stevenson, p.113). Lo specchio diviene spettatore, dapprima silente, e mezzo per idolatrare l’altro: “… mentre guardavo quell’orribile idolo nello specchio, non provai alcuna ripugnanza, anzi quasi avvertii un fremito di soddisfazione” (Stevenson, p.114-115).
Lo specchio non tace per sempre e rinfaccia ad Hyde l’impossibilità a ricongiungersi con Jekill. Sappiamo che fu ritrovato voltato verso il soffitto…(Stevenson, p.95).
Quel gesto fu spiegato circa 50 anni dopo da Andreas Kartak, prigioniero anch’esso come Jekill di una pozione e come Jekill col desiderio apparente di liberarsi di Hyde. Egli si sedette davanti a uno specchio: ” … e fu come fare di nuovo conoscenza con sé stesso. La cosa lo spaventò… Non era bene vedere coi propri occhi la propria rovina. E finché non ci si doveva guardare, era come se non si avesse affatto un viso o si avesse ancora quello antico, che risaliva al tempo prima della rovina” (Roth J., La leggenda del santo bevitore, Adelphi, Milano 2005, p.17).
“Questo specchio ha visto molte strane cose… E certamente nulla è più strano di questo specchio” (Stevenson, p.95) .
Per approfondire:
ww.quicomincialalettura.it , per conoscere e/o partecipare all’iniziativa del Festivaletteratura;
www.angelocottone.it , per ammirare Eco in Natura e conoscere meglio l’artista Cottone;
In www.rivistarte.com , Maria Luisa Vallino, Recensione a “Lo specchio di Alice”: Un’interpretazione psicologica : per una lettura in chiave psicologica della fiaba e in particolare dell’incontro di Alice con le personificazioni dell’animo positivo e di quello distruttivo.

